Di cosa parla:Sarah Wynn Williams, spinge per farsi assumere in Facebook e cambiare il mondo. Non ci riuscirà
Cosa ne penso:Un libro che è metà autobiografia e metà autopsia di Facebook. Sarah Wynn-Williams racconta la propria esperienza da insider con uno stile chiaro e preciso, mescolando ricordi personali e ricostruzioni puntuali delle dinamiche interne di un’azienda passata dall’essere un social network al diventare un sistema di potere difficile da scalfire.
Il confronto con The Social Network è inevitabile: lì era un racconto patinato, qui è un inventario di comportamenti e decisioni che hanno inciso in profondità sull’informazione, sulle persone e sulle relazioni.
La particolarità è che l’autrice non sembra rendersi conto di essere stata parte integrante del meccanismo che critica. Parla come se fosse sempre stata “dalla parte giusta”, senza riconoscere la propria responsabilità strutturale. Questo, più che indebolire il libro, lo rende ancora più rivelatore: mostra come persone motivate e convinte di agire correttamente possano contribuire a processi distruttivi senza mai vederli per quello che sono. Un caso da manuale di dissonanza cognitiva, con la forza di un esperimento di Milgram messo nero su bianco.
Non è un memoir alla ricerca di redenzione, ma una testimonianza che vale anche per ciò che non dice esplicitamente.
Cinque stelle, per la capacità di mostrare — volontariamente e no — il lato interno di un’azienda che ha cambiato il nostro modo di comunicare e di informarci.
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