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La Gerarchia del disaccordo
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La Gerarchia del disaccordo4 min read

Come sapete ho dedicato molto tempo allo studio della PNL con i suoi pregi e i suoi difetti.
Una delle spiegazioni di cosa sia la programmazione neuro-linguistica è l’essere un modello di comunicazione. Questo ovviamente ha alzato la critica di molti che dicono, “Se due tra i più grossi comunicatori del mondo non riescono ad essere d’accordo, che validità può avere la PNL?”.

La critica è ovviamente più che giusta, e detta così devo dire ha toccato anche le mie corde.

In Whispering in the wind, John Grinder risponde ancora più chiaramente: “Abbiamo comunicato in maniera perfetta: non concordiamo. Fine”.

La risposta di Grinder, come sempre quando qualcuno allarga le mie vedute mi è piaciuta, e ovviamente mi ha dato il via per una serie di approfondimenti, primo tra tutti quello di non cadere in tentazione di accettare la prima frase a effetto che sento (La scienza non è democratica, la velocità della luce non si decide per alzata di mano… etc etc)

Qui ha iniziato la mia ricerca nell’ambito della comunicazione e del disaccordo.

Cercando in giro ho trovato alcune fallacie della discussione: il “name-calling” , gli attacchi ad hominem… ma è solo recentemente che ho trovato un articolo, dei sempre ottimi Lesswrong.com in cui hanno messo insieme una gerarchia di come si può essere in disaccordo. La gerarchia originaria è di Paul Graham.

Tutti i link negli approfondimenti a piè di pagina

lascio la loro definizione perchè reputo giusto dare a Cesare ciò che è di Cesare

La Gerarchia del disaccordo

DH0 Primo livello: insulti.

In inglese è chiamato name-calling ed è la forma più bassa di disaccordo. In questo livello passiamo dagli insulti veri e propri a frasi come “È solo un troll” oppure “L’autore è un dilettante autocelebrativo”. Ovviamente non è un comportamento costruttivo.

DH1 ? Secondo livello: Ad hominem.

Un argomento ad hominem (“contro l’uomo”) non vuole confutare l’affermazione originale, ma almeno è un disaccordo pertinente. Ad esempio, se un senatore dice che dovremmo aumentare lo stipendio dei senatori, si potrebbe rispondere: “Certo che lo direbbe; è un senatore “. È un’argomentazione pertinente, ma non confuta l’affermazione originale: se c’è qualcosa di sbagliato nell’argomento del senatore, dovremmo dire di cosa si tratta. Se non c’è, che differenza fa che sia senatore?

DH2 ? Terzo Livello: Rispondere a tono.

A questo livello rispondiamo effettivamente alla scrittura piuttosto che allo scrittore, ma stiamo rispondendo al tono piuttosto che alla sostanza. Ad esempio: “È terribile con quanta leggerezza l’autore escluda la teologia”.

DH3 ? Quarto livello: Contraddizione.

Graham scrive: “In questa fase finalmente otteniamo risposte a ciò che è stato detto, piuttosto che al come o al da chi. La forma più bassa di risposta a una discussione è semplicemente quella di indicare l’ipotesi opposta avendo prove limitate o inesistenti.

Ad esempio: “È terribile con quanta leggerezza l’autore respinga la teologia. La teologia è un’indagine legittima sulla verità.

DH4 ? Quinto livello: Contro-argomento.

Finalmente una forma di disaccordo che potrebbe persuadere!

Il contro-argomento è “contraddizione + ragionamento e / o prova”.

Tuttavia, il contro-argomento è spesso diretto in un punto minore della discussione, o risulta essere un esempio di due persone che parlano l’una sull’altra, il famoso albero che cade nella foresta, che non fa rumore, perchè nessuno lo sente

DH5 ? Sesto livello: Confutazione.

Nella confutazione, citiamo (o parafrasiamo) un’affermazione o un’argomentazione precisa dell’autore e spieghiamo perché l’affermazione è falsa o perché l’argomentazione non funziona.

Con la confutazione siamo sicuri di controbattere esattamente a ciò che ha detto l’autore e di offrire un contro-argomento diretto con prove e ragionamenti.

DH6 ? Settimo livello: Confutare il punto centrale.

Graham scrive: “La forza di una confutazione dipende da ciò che confuti. La forma più potente di disaccordo è quella di confutare il punto centrale della tesi di qualcuno. “Una confutazione del punto centrale può apparire così: “Il punto centrale dell’autore sembra essere X. Ad esempio, scrive “questo e quello”. Scrive anche ” quest’altro.” Ma questo è sbagliato, perché

  1. argomento uno,
  2. argomento due e
  3. argomento tre.”

Per chi segue Modelli Mentali.com  può ritrovare una similitudine con il “Modello base per parlare in pubblico

DH7 ? Ottavo livello: Approfondire l’argomento, quindi confutare il suo punto centrale.

Black Belt Bayesian scrive: “Se vogliamo essere dalla parte giusta delle controversie dobbiamo confutare gli argomenti dei nostri avversari. Ma se siamo interessati a ottenere la verità, dobbiamo correggere le argomentazioni dei nostri avversari per loro. Per vincere, non dobbiamo solo combattere la creatura che incontriamo; dobbiamo combattere anche la cosa peggiore che può essere ricostruita dal suo cadavere ”.

Dare un nome a pregiudizi, bias ed errori può aiutarci a notarli e correggerli, e avere etichette per diversi tipi di disaccordo può aiutarci a ingrandire le parti di un disaccordo che contano.

Conclusioni:

Cosa ne dite? Ho deciso di prendere in toto la gerarchia di LessWrong perchè sono stati chiarissimi nella descrizione.

Quante volte siamo su un social e iniziamo a discutere di qualcosa? Fermiamoci un attimo: a che livello è la nostra confutazione? siamo almeno al livello 6?

Il livello 7 è complicato da elaborare ed esporre quindi necessita di molto esercizio… il DH7 si può anche utilizzare con il modello “John Said” attribuendo la citazione a qualcuno di importante.
“E’ interessante come quello che stai dicendo assomiglia a….”

Approfondimenti

Scritto da
Manolo Macchetta
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